Recovery plan, come funziona il piano di governance su cui lavora il Governo

da Redazione


(Teleborsa) – Una cabina di regia politica, una struttura tecnica con capi missione e un comitato di responsabilità sociale. È l’architettura a tre livelli di governance preparata e presentata dal presidente dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all’interno della bozza di aggiornamento del Recovery Plan in discussione nel Consiglio dei Ministri poi interrotto una volta scoperta la positività della ministra Lamorgese al Covid-19.

Nella bozza entrata in Consiglio dei Ministri si legge che sull’attuazione del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” vigilerà con compiti di “indirizzo, coordinamento e controllo” un Comitato esecutivo, composto da Presidente del Consiglio, Ministro dell’Economia e delle Finanze e Ministro dello Sviluppo Economico. Il Ministro degli Affari europei – di intesa con il Ministro degli affari esteri e delle cooperazione internazionale per quanto di competenza di quest’ultimo – sarà invece il referente unico con la Commissione Europea per tutte le attività legate all’attuazione del Piano.

La realizzazione dei vari progetti passerà per le strutture di missione costituite per DPCM, ai cui responsabili saranno affidati “l’elaborazione del cronoprogramma dei progetti rientranti nel proprio ambito di competenza e il relativo stato di avanzamento, assicurandone il periodico e costante aggiornamento”.

Per lavorare questo livello di governance potrà avvalersi, si legge sempre nella bozza del Recovery Plan, di “un contingente di personale, anche di livello dirigenziale, individuato tra il personale delle pubbliche amministrazioni, di società pubbliche in house o partecipate, collaboratori nonché consulenti o esperti, anche estranei alla pubblica amministrazione”.

La definizione e il coordinamento delle attività e delle azioni della struttura sono affidati alla Conferenza dei Responsabili di missione, nel cui ambito è nominato un Coordinatore che sovrintende allo svolgimento delle attività che richiedono un intervento collegiale. La gestione amministrativa e operativa della struttura sarà invece affidata a un direttore amministrativo.

Un modello di governance di “secondo grado” rispetto alla attività dei soggetti attuatori – in primo luogo i Ministeri – i quali potranno “beneficare dell’ausilio tecnico della struttura, sia avvalersi di società in house, di strutture di pubbliche amministrazioni e, in caso di particolari difficoltà esecutive nella realizzazione dei progetti, della Struttura di progettazione già costituita presso l’Agenzia del Demanio” ma che dovranno sottoporre al Comitato esecutivo eventuali questioni relative alle attuazioni del PNRR.

Infine, nel piano è previsto un “Comitato di responsabilità sociale, composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell’università e della ricerca” per seguire l’attuazione e dare “pareri e suggerimenti” composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell’università e della ricerca per seguire l’attuazione del programma e fornire “pareri e suggerimenti”.





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