Governo tratta per evitare scontro in Parlamento su riforma Mes Da Reuters

da Redazione



© Reuters. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

di Gavin Jones

(Reuters) – Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sta tentando di sanare la spaccatura nella coalizione di governo sulla riforma del Mes in attesa del voto chiave di domani in Parlamento che potrebbe mettere a rischio la tenuta del governo.

Il Movimento 5 Stelle ha sempre visto il fondo salva stati, conosciuto come Meccanismo europeo di stabilità (Mes), come uno strumento dannoso per applicare obsolete norme della zona euro basate sull’austerity.

Il Partito democratico non condivide l’ostilità nei confronti del fondo che, insieme al suo precursore Efsf, ha concesso prestiti a cinque paesi della zona euro negli ultimi dieci anni.

Il Pd ha fatto per mesi pressione su Conte affinché chiedesse di attingere al Mes allo scopo di aiutare il sistema sanitario ad affrontare la pandemia da coronavirus, ma si è scontrato con l’opposizione dell’alleato di governo M5s.

La scorsa settimana il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, del Pd, ha dato il via libera alla riforma del Mes in sede di Eurogruppo, in un una mossa che sembra aprire la strada a Conte affinché faccia lo stesso al summit dei capi di stato e di governo di giovedì e venerdì.

La riforma dovrà poi essere ratificata dai parlamenti nazionali prima di entrare in vigore il primo gennaio 2022.

Tuttavia, un gruppo formato da circa 60 esponenti ribelli del Movimento 5 stelle ha accusato Gualtieri di non tenere conto del Parlamento e ha minacciato di votare contro il governo domani, mossa che rende l’esecutivo vulnerabile al Senato dove può contare su una maggioranza risicata.

“Non c’è alcuna possibilità che io sostenga la riforma”, ha detto a Reuters il deputato 5 Stelle Alvise Maniero, nonostante i tentativi di mediazione all’interno del partito e del governo per la formulazione della risoluzione da discutere e votare.

“IRRESPONSABILE”

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha detto ai suoi colleghi di partito che votare contro Conte sarebbe “da irresponsabili”, mentre secondo Gualtieri un voto negativo da parte dei 5 stelle sarebbe “incomprensibile”.

La maggior parte degli analisti ritiene che i partiti al governo non vorranno rischiare di far cadere Conte nel pieno della pandemia e con circa 200 miliardi di euro previsti per l’Italia nei prossimi anni attraverso il Recovery Fund europeo.

“Un risoluzione scritta con un linguaggio sufficientemente vago basterà a risolvere il problema”, ha detto Wolfango Piccoli della società di consulenza Teneo.

Federico Santi, senior analyst presso Eurasia Group, vede un rischio del 25% che il governo cada.

I sostenitori della riforma sottolineano che garantirà al Mes la funzione di backstop per il Fondo di risoluzione unico, il cui scopo è aiutare le banche in dissesto.

Tuttavia, il Movimento 5 Stelle è preoccupato per altri aspetti, come il ruolo rafforzato del Mes nella valutazione della capacità di rimborso del debito di un paese che chiede assistenza finanziaria al fondo e nella supervisione del programmi di riforma che deve applicare. Questi compiti vengono portati avanti congiuntamente con la Commissione europea.

I 5 Stelle si oppongono soprattutto alla modifica secondo la quale i titoli di stato emessi dai Paesi della zona euro dal 2022 dovranno avere delle condizioni allegate, conosciute con il nome di “single-limb collective action clauses”, che renderebbero la ristrutturazione del debito pubblico più semplice.

Secondo la riforma, la ristrutturazione potrà essere avviata dopo un unico voto aggregato da parte dei detentori delle obbligazioni relativamente a tutti i titoli coinvolti. Le clausole attualmente in vigore richiedono sia un voto aggregato che un voto individuale per ogni singola obbligazione.

Il Movimento 5 Stelle, i partiti di opposizione di destra e alcuni economisti italiani, avvertono che in questo modo la ristrutturazione del debito diventerebbe un’opzione più concreta, con l’Italia che si ritroverebbe in una situazione di particolare vulnerabilità, dato l’elevato debito pubblico del Paese che ammonta a circa il 160% del Pil.

(Hanno contribuito Giulia Segreti, Giuseppe Fonte)





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