Generali, Crt e Del Vecchio valutano scioglimento patto consultazione-fonti Da Reuters

da Redazione



© Reuters. Il logo Generali presso la sede centrale a Milano. REUTERS/Stefano Rellandini

MILANO (Reuters) -Fondazione Crt e Leonardo Del Vecchio stanno considerando l’ipotesi di sciogliere il patto di consultazione su Assicurazioni Generali (MI:), riferiscono due fonti vicine alla situazione, a pochi giorni dall’uscita di Francesco Gaetano Caltagirone per evitare rilievi da parte dei regolatori

Una delle fonti spiega che ogni decisione dipende dalle valutazioni dei legali.

L’ente torinese al termine di una riunione informale degli organi consiliari oggi, ha detto solo di aver discusso di “ulteriori e ampi aggiornamenti” sul patto Generali.

A settembre, Caltagirone e Del Vecchio, hanno votato contro la presentazione della lista per il rinnovo del Cda dal parte del board uscente, nella quale è prevista la conferma del Ceo Philippe Donnet per un terzo mandato.

Poco dopo, i due imprenditori hanno creato un patto di consultazione, a cui ha in seguito aderito anche Crt. Il patto è arrivato a detenere poco oltre il 16% del capitale di Generali, in base alle ultime informazioni disponibili.

Con il patto, i tre soci si erano impegnati a consultarsi sulle materie all’ordine del giorno dell’assemblea del 29 aprile, in particolare sul rinnovo del Cda.

Lo scioglimento del patto non va interpretato come rottura nei rapporti tra i tre soci, che restano interessati a un cambio del top management, riferiscono le fonti.

La scorsa settimana Generali ha chiesto a Ivass se la quota messa insieme da Caltagirone, Del Vecchio e Crt sia soggetta ad autorizzazione in base alle regole sull’acquisizione di concerto di partecipazioni qualificate superiori al 10%.

L’autorità potrebbe decidere di congelare le azioni dei tre soci eccedenti la soglia del 10% e ridurre quindi i diritti di voto all’assemblea del 29 aprile, qualora accertasse che c’è stato un concerto. Questo resta vero anche se il patto viene sciolto.

Fondazione Crt ha detto nella nota che “il patto di mera consultazione venne sottoscritto proprio per assicurare, sempre e fin da subito, in piena coerenza con la normativa e disciplina regolatoria, massima correttezza negli scambi informativi con la finalità di ponderare i propri autonomi interessi con riferimento alle materie all’ordine del giorno della prossima assemblea di Generali”.

A fine gennaio, Caltagirone ha annunciato l’uscita dal patto e l’intenzione di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo del Cda di Generali, alternativa a quella cui sta lavorando il board uscente.

Fonti vicine alla situazione hanno spiegato in quell’occasione che la decisione di uscire avrebbe consentito all’imprenditore romano di muoversi con più libertà fuori dai vincoli giuridici dell’accordo di consultazione, anche per evitare rilievi da parte dei regolatori sotto il profilo di una possibile concertazione.

Caltagirone e Del Vecchio, pur avendo approvato i primi due piani strategici presentati da Donnet, spingono per una strategia più aggressiva di crescita esterna.

Donnet ha l’appoggio, oltre che del board uscente, anche di Mediobanca (MI:), primo azionista con il 17% dei diritti di voto, e di De Agostini, che ha diritti di voto per l’1,4%.

Resta incerta la posizione di Edizione, holding della famiglia Benetton, che ha il 3,97% di Generali. Nell’assemblea di aprile, gli investitori istituzionali che hanno complessivamente circa il 35% e gli azionisti retail con circa il 23% saranno l’ago della bilancia nella nomina del Cda.

Dalla sua, Donnet può far leva su un total shareholder return del 115%, superiore a quello garantito dai principali competitor Allianz (DE:) e Axa, secondo i dati Refinitiv, calcolato dal suo primo Investor Day di novembre 2016 a oggi.

Generali ha anche chiesto a Consob se ci siano obblighi di comunicazione in ordine ai programmi futuri in base alla normativa relativa a chi, anche di concerto, superi il 10% del capitale sociale e se vi siano state asimmetrie informative rilevanti per il mercato.

Caltagirone, Del Vecchio e Crt non hanno commentato ufficialmente le richieste di Generali a Ivass e Consob.

Alcuni quotidiani hanno citato fonti vicine ai pattisti che sottolineavano come il patto fosse già sopra il 10% quando è stato stipulato e come Generali non abbia sollevato obiezioni quando Mediobanca ha aumentato i diritti di voto al 17% dal 13% con un prestito titoli.

Generali non ha commentato le indiscrezioni giornalistiche.

(Andrea Mandalà, Claudia Cristoferi, in redazione a Milano Gianluca Semeraro e Giselda Vagnoni)



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